Tanzania Stone Town: storia del nome, cosa fare e vedere

Data di pubblicazione
24 Marzo 2024

Stone Town è il cuore storico di Zanzibar City, il capoluogo dell’isola di Unguja, e una delle città più affascinanti dell’Africa orientale. Il suo nome swahili è Mji Mkongwe, “città vecchia”; quello inglese, “città di pietra”, viene dalle case costruite in pietra corallina, soprattutto nell’Ottocento, quando era la capitale del sultanato di Zanzibar. Dal 2000 è Patrimonio dell’umanità UNESCO, come esempio straordinario di città commerciale swahili, dove si fondono influenze africane, arabe, persiane, indiane ed europee.

Si visita a piedi in uno o due giorni, perdendosi tra vicoli stretti, mercati, moschee, palazzi dei sultani e le celebri porte intagliate. È la tappa culturale ideale da abbinare al mare di Zanzibar dopo un safari.

Un po’ di storia

La costa di Zanzibar era abitata e frequentata dai mercanti dell’Oceano Indiano da molti secoli, ma la Stone Town che vediamo oggi nasce con il sultanato dell’Oman. Gli omaniti presero il controllo dell’isola alla fine del Seicento, dopo aver cacciato i portoghesi, e nel 1840 il sultano Sayyid Said vi trasferì la propria capitale da Mascate. Nei decenni successivi i mercanti arabi e indiani sostituirono le capanne di pescatori con case e palazzi in pietra, e Stone Town divenne il porto più ricco della regione.

La sua ricchezza veniva da due commerci: i chiodi di garofano, coltivati nelle piantagioni dell’isola, e gli schiavi, catturati nell’interno del continente e venduti nel mercato della città, uno dei più grandi dell’Africa orientale. Il mercato fu chiuso nel 1873, sotto la pressione britannica, e dal 1890 Zanzibar divenne un protettorato britannico. Nel 1964, dopo l’indipendenza e la rivoluzione che pose fine al sultanato, Zanzibar si unì al Tanganica dando vita alla Tanzania; Stone Town è rimasta la sede del governo autonomo di Zanzibar. Il racconto completo è nella nostra storia della Tanzania.

Cosa vedere a Stone Town

La cattedrale anglicana e il memoriale degli schiavi

La cattedrale di Cristo (Christ Church) fu costruita a partire dal 1873 proprio sul luogo dell’ultimo mercato degli schiavi, per volontà del vescovo Edward Steere, sepolto dietro l’altare. Accanto si trovano il centro di memoria sulla schiavitù, con una mostra che racconta la tratta, e il monumento agli schiavi, con cinque figure incatenate in una fossa. Sotto l’edificio vicino si possono visitare due anguste camere sotterranee in cui, secondo la tradizione, venivano rinchiusi gli schiavi prima della vendita. È la visita più toccante di Stone Town, da fare con una guida.

Forodhani Gardens e il mercato serale

Sul lungomare, i giardini di Forodhani si animano al tramonto con il mercato del cibo di strada: spiedini di pesce e frutti di mare, la cosiddetta “pizza di Zanzibar”, una crêpe ripiena cotta sulla piastra, e il succo di canna da zucchero spremuto al momento. Conviene scegliere banchi frequentati e cibi cotti davanti a sé, e concordare il prezzo prima di ordinare.

Il Forte arabo

Costruito dagli omaniti intorno al 1700 per difendere la città dai portoghesi, l’Old Fort è l’edificio più antico ancora in piedi a Stone Town. All’interno ci sono botteghe di artigianato e un anfiteatro che ospita concerti e festival, tra cui il Sauti za Busara, il festival di musica africana che si tiene ogni anno a febbraio.

La Casa delle Meraviglie (Beit al-Ajaib)

Fatta costruire nel 1883 dal sultano Barghash come palazzo di rappresentanza, fu il primo edificio dell’Africa orientale ad avere la luce elettrica e un ascensore, da cui il nome. Ospitava il museo della storia e della cultura swahili, ma nel dicembre 2020 una parte della facciata è crollata e l’edificio è chiuso per un lungo restauro, sostenuto dal governo dell’Oman. Anche da fuori, con la sua torre dell’orologio e le balconate in ferro, resta uno dei simboli del lungomare.

Il Palace Museum

Poco lontano, il Palace Museum (Beit al-Sahel) è l’antico palazzo dei sultani, oggi museo con arredi, ritratti e oggetti della famiglia reale, e una sala dedicata alla principessa Salme, la figlia del sultano che fuggì in Germania nell’Ottocento e scrisse una celebre autobiografia.

Il mercato di Darajani

Il grande mercato coperto di Darajani, ai margini della città vecchia, è il posto migliore per vedere la vita quotidiana dell’isola: banchi di pesce, frutta tropicale e soprattutto spezie, da chiodi di garofano a cannella, noce moscata e cardamomo. Nelle strade intorno si trovano tessuti, kanga e oggetti di ogni tipo. È affollato e caotico: meglio andarci al mattino e con pochi oggetti di valore addosso.

L’Old Dispensary

Sul lungomare, vicino al porto, questo edificio di fine Ottocento con le sue balconate di legno intagliato è uno dei più decorati di Zanzibar. Fu voluto dal ricco mercante indiano Tharia Topan come ospedale, fu poi usato come dispensario e, dopo un restauro, oggi ospita il centro culturale di Stone Town.

La Mercury House

Freddie Mercury, il cantante dei Queen, nacque a Stone Town nel 1946 come Farrokh Bulsara, da una famiglia parsi di origine indiana. La cosiddetta Mercury House, in Kenyatta Road, ospita oggi un piccolo museo dedicato alla sua infanzia e alla sua carriera.

Luoghi di culto

Stone Town riflette nei suoi luoghi di culto la varietà dei suoi abitanti: decine di moschee, tra cui quella di Malindi, una delle più antiche; la cattedrale cattolica di San Giuseppe, con le sue due guglie; e alcuni templi indù, frequentati dalla comunità di origine indiana.

Architettura: le porte di Zanzibar e le baraza

Passeggiando per Stone Town si notano subito alcuni elementi tipici dell’architettura swahili:

  • le porte intagliate, il simbolo della città. Quelle di stile arabo, più antiche, sono rettangolari, con cornici decorate da motivi geometrici, versetti del Corano e simboli come il fiore di loto o il pesce, augurio di prosperità e abbondanza. Quelle di stile indiano hanno la parte superiore ad arco e sono spesso ornate da grandi borchie di ottone. La porta era il biglietto da visita della famiglia, e veniva spesso costruita prima della casa stessa;
  • le baraza, le panche di pietra lungo le facciate, dove ci si siede a chiacchierare, giocare a carte o bere un caffè;
  • le balconate e le verande in legno intagliato, di influenza indiana, che proteggono dal sole e permettono all’aria di circolare.

La pietra corallina con cui sono costruite le case è però fragile e richiede manutenzione continua: molti edifici sono in cattivo stato, e la conservazione della città storica è una delle grandi sfide di Zanzibar.

Escursioni da Stone Town

  • Prison Island (Changuu): un’isoletta a mezz’ora di barca, famosa per le tartarughe giganti di Aldabra e per lo snorkeling.
  • Tour delle spezie: nelle piantagioni intorno alla città, per scoprire come crescono chiodi di garofano, noce moscata, vaniglia e cannella.
  • Parco nazionale di Jozani: l’unico posto in cui vedere facilmente il colobo rosso, la scimmia endemica di Zanzibar.
  • Le spiagge: da Stone Town si raggiungono in circa un’ora le spiagge del nord, come Nungwi e Kendwa, e della costa est, come Paje e Jambiani.

Tutte le informazioni sull’isola sono nella scheda dell’arcipelago di Zanzibar.

Informazioni pratiche

  • Quanto restare: un giorno intero basta per i luoghi principali; due notti permettono di vedere il mercato serale e fare una o due escursioni.
  • Come muoversi: solo a piedi. Le strade della città vecchia sono troppo strette per le auto, e perdersi nei vicoli fa parte dell’esperienza. Una guida locale, almeno per la prima visita, aiuta molto a capire la storia dei luoghi.
  • Quando andare: i periodi migliori sono da giugno a ottobre e da dicembre a febbraio. Le piogge lunghe cadono tra marzo e maggio, quelle brevi tra novembre e dicembre. Il dettaglio è nella guida al periodo migliore per andare a Zanzibar.
  • Abbigliamento: Stone Town è una città a maggioranza musulmana. È richiesto un abbigliamento che copra spalle e ginocchia, e le autorità possono multare chi non lo rispetta. Durante il Ramadan è rispettoso non mangiare né bere per strada.
  • Sicurezza: di giorno la città è tranquilla. Come in tutte le zone turistiche, attenzione a borseggi e scippi nei luoghi affollati, e la sera meglio non camminare da soli nei vicoli bui o sulle spiagge isolate. Diffidare di chi si offre insistentemente come guida e preferire guide indicate dall’hotel o dal proprio operatore. Approfondimenti nella guida la Tanzania è pericolosa?.
  • Documenti: per entrare a Zanzibar serve, oltre al visto per la Tanzania, l’assicurazione sanitaria obbligatoria dell’arcipelago. Tutti i dettagli nella guida al visto per Tanzania e Zanzibar.

Stone Town nei nostri viaggi

Nei nostri pacchetti safari in Tanzania con estensione a Zanzibar possiamo inserire una o due notti a Stone Town prima del soggiorno al mare, con una visita guidata della città vecchia. È il modo migliore per completare il viaggio: dopo la savana, la storia e la cultura swahili, poi il relax sulla spiaggia. Scrivici per costruire l’itinerario.

Gianluca Donati

Gianluca Donati

Gianluca Donati – Co-fondatore e organizzatore di Safari AvventuraGianluca Donati è l’organizzatore e responsabile marketing di Safari Avventura, un tour operator locale specializzato in safari in Tanzania, Zanzibar e Uganda. Nato da una profonda passione per la natura africana e l’ospitalità locale, Gianluca ha cofondato l’agenzia insieme alla guida esperta Francis, conosciuta durante un safari.Da allora ha dedicato oltre un decennio a perfezionare itinerari autentici, etici e profondamente legati alla fauna, alle culture e ai paesaggi della Tanzania. La sua esperienza abbraccia l’organizzazione di oltre 30 diversi percorsi nei principali parchi nazionali e riserve, oltre alla promozione di safari responsabili certificati da TanzaniaTourism. Gianluca unisce la conoscenza diretta del territorio a un’attenzione costante per il cliente, diventando un punto di riferimento per i viaggiatori italiani alla scoperta della vera essenza dell’Africa.

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