Mto wa Mbu: il villaggio Masai

Data di pubblicazione
25 Dicembre 2023

Chi va in safari nel nord della Tanzania quasi sempre ci passa: Mto wa Mbu si trova sulla strada tra Arusha e il Ngorongoro, ai piedi della scarpata della Rift Valley, a pochi minuti dall’ingresso del parco nazionale del lago Manyara. Il nome, in swahili, significa “fiume delle zanzare”, dal corso d’acqua che lo attraversa. Molti lo chiamano “villaggio masai”, ma non è esatto.

Mto wa Mbu è una cittadina agricola dove convivono persone di oltre 120 gruppi etnici, arrivate da tutta la Tanzania. I Masai vivono soprattutto nei boma, i villaggi recintati della savana circostante.

Questo mescolamento è la ragione per visitarlo. In mezza giornata si incontrano i coltivatori di banane, gli intagliatori makonde arrivati dal sud, i pastori masai che scendono al mercato e le famiglie che preparano la birra di banana nel cortile di casa.

Dove si trova e come ci si arriva

  • Da Arusha: circa 120 km su strada asfaltata, due ore abbondanti di auto.
  • Dal Tarangire: circa un’ora. Si torna sulla strada principale a Makuyuni e si sale verso ovest.
  • Dal Ngorongoro: circa 50 km fino al cancello di Lodoare, passando per Karatu.
  • Dal parco del lago Manyara: l’ingresso del parco è proprio all’uscita del paese.

Per questa posizione Mto wa Mbu è la tappa naturale tra il Tarangire e il Ngorongoro, sulla via del Serengeti. Molti itinerari prevedono il pernottamento qui o sul bordo della scarpata che domina il lago.

Da paesino nella polvere a crocevia di popoli

Fino alla metà del Novecento la zona era poco abitata, umida e infestata dalle zanzare. Le cose cambiarono con l’acqua. Le sorgenti e i torrenti che scendono dalla scarpata furono incanalati in un sistema di irrigazione, e quella terra vulcanica divenne una delle più fertili della regione.

Arrivarono contadini da ogni parte del paese, tra cui Chagga dal Kilimangiaro, Iraqw dagli altopiani, Sandawe dal centro e Makonde dal sud. Si unirono ai pastori masai e datoga che già frequentavano la zona. Gli abitanti dei quattro villaggi della zona sono oggi circa 18.000.

Al centro dell’economia ci sono:

  • le banane: se ne coltivano decine di varietà, da cucinare, da mangiare crude e da birra;
  • il riso, nelle risaie verso il lago;
  • il mais, gli ortaggi e la frutta, venduti lungo la strada.

Cosa fare a Mto wa Mbu

Le visite sono gestite da un programma di turismo comunitario, il Mto wa Mbu Cultural Tourism Programme, attivo dalla fine degli anni Novanta. Lo guidano giovani del posto, e una parte di ogni biglietto, una piccola quota per ciascun villaggio visitato, va a scuole, ambulatori e opere di irrigazione. Ecco le esperienze principali, dalla più breve alla più impegnativa.

Passeggiata o giro in bicicletta tra i bananeti

È la visita classica e dura circa due ore. Si seguono i canali di irrigazione tra bananeti e risaie, ci si ferma nelle case dove si fa la birra di banana (mbege o rubisi, a seconda della ricetta e dell’etnia) e la si assaggia. È acidula, leggera, un po’ torbida. In bicicletta si copre più strada e si arriva fino alle risaie e al margine del lago.

Artigiani e pittori

Mto wa Mbu ha una comunità di intagliatori makonde, famosi per le sculture in ebano e legno duro, e molti pittori di tingatinga, lo stile coloratissimo nato a Dar es Salaam negli anni Sessanta. Vederli lavorare è parte del giro. Si possono comprare opere direttamente da loro, contrattando con garbo: è il posto giusto per un ricordo autentico.

Pranzo da una famiglia

Molti giri finiscono a tavola, a casa di una famiglia o in una trattoria locale. I piatti tipici sono:

  • ndizi, banane da cuocere in umido con carne;
  • pilau speziato;
  • ugali, polenta bianca di mais;
  • verdure e kachumbari, l’insalata di pomodoro e cipolla.

Per chi viene dalla cucina dei lodge è il pasto più genuino del viaggio.

Mercato masai

Ogni giovedì pomeriggio, e in forma più grande ogni mese il 22, i Masai e gli altri pastori della zona scendono a Mto wa Mbu per vendere bestiame, tessuti e perline e per comprare il necessario. Il mercato non è organizzato per i turisti, quindi va visitato con discrezione. Prima di fotografare qualcuno bisogna sempre chiedere. Per capire cosa si vede, cioè il ruolo del bestiame, i colori degli abiti, le classi d’età, è utile leggere prima il nostro approfondimento sul popolo Masai.

Visita a un boma masai

Nei dintorni si possono visitare alcuni boma, cioè villaggi di capanne di fango e sterco attorno al recinto per il bestiame. Le visite più rispettose sono quelle organizzate tramite il programma comunitario, perché il contributo va al villaggio e non a intermediari.

Lago e cascata di Miwaleni, collina di Balaa

  • Miwaleni: a sud del paese, un sentiero tra le palme porta a un laghetto di sorgente e a una piccola cascata dove si può fare il bagno.
  • Collina di Balaa: la salita richiede poco più di un’ora e regala una vista su bananeti, risaie e lago Manyara, con molti uccelli lungo il percorso.
  • Bicicletta verso il lago: per chi ha più tempo, un percorso più lungo attraversa il corridoio faunistico di Jangwani fino alle rive del Manyara.

Le altre comunità del nord, oltre Mto wa Mbu

Mto wa Mbu mostra la Tanzania che si incontra e si mescola. Per vedere culture rimaste più vicine al loro stile di vita tradizionale bisogna proseguire fino al lago Eyasi, a circa due ore. Lì vivono gli Hadzabe, tra gli ultimi cacciatori-raccoglitori dell’Africa orientale, spesso chiamati impropriamente “boscimani” (i boscimani veri e propri, i San, vivono nell’Africa australe). Ci vivono anche i Datoga, pastori e abili fabbri. Abbiamo dedicato a entrambi un articolo sulle tribù del lago Eyasi.

Consigli pratici

  • Quando: si visita tutto l’anno. Nella stagione delle piogge lunghe, da marzo a maggio, i sentieri tra i campi sono fangosi ma la campagna è verdissima. Il momento migliore della giornata è il tardo pomeriggio, dopo il safari al Manyara o prima di salire al Ngorongoro.
  • Zanzare: il nome è un avvertimento da prendere sul serio. Al tramonto servono repellente, maniche lunghe e la profilassi antimalarica consigliata dal medico. Trovate i dettagli nella nostra guida a vaccinazioni e profilassi per la Tanzania.
  • Soldi: per mance, birra e artigianato servono scellini in tagli piccoli. Il bancomat più vicino a cui affidarsi è ad Arusha o a Karatu.
  • Abbigliamento e rispetto: vestite in modo sobrio e chiedete sempre il permesso prima di fotografare persone e abitazioni.
  • Venditori: lungo la strada principale l’insistenza dei venditori di souvenir può stancare. Un “hapana, asante” (“no, grazie”) detto con un sorriso basta.

Domande frequenti su Mto wa Mbu

Cosa significa Mto wa Mbu?

In swahili Mto wa Mbu significa “fiume delle zanzare”. Il nome viene dal corso d’acqua che attraversa il paese e dalle paludi che un tempo lo circondavano.

Mto wa Mbu è un villaggio masai?

Non esattamente. Mto wa Mbu è una cittadina agricola dove convivono persone di oltre 120 gruppi etnici. I Masai vivono soprattutto nei boma dei dintorni e frequentano il paese per il mercato.

Dove si trova Mto wa Mbu?

Mto wa Mbu si trova nel nord della Tanzania, circa 120 km a ovest di Arusha, sulla strada per il Ngorongoro e il Serengeti. È ai piedi della scarpata della Rift Valley, accanto all’ingresso del parco nazionale del lago Manyara.

Cosa si può fare a Mto wa Mbu?

Si possono fare giri a piedi o in bicicletta tra bananeti e risaie, assaggiare la birra di banana, visitare intagliatori e pittori, pranzare con una famiglia, andare al mercato masai, salire sulla collina di Balaa o fare il bagno alla cascata di Miwaleni.

Quanto tempo serve per visitare Mto wa Mbu?

Per il giro classico tra campi e artigiani bastano due o tre ore. Con il pranzo, la collina di Balaa o la cascata di Miwaleni si arriva a una giornata intera.

Quando si tiene il mercato masai di Mto wa Mbu?

Il mercato si tiene ogni giovedì pomeriggio, con un’edizione più grande ogni mese il giorno 22.

Mto wa Mbu non si trova nei depliant patinati, ma molti nostri viaggiatori lo ricordano come uno dei momenti più veri del safari. Possiamo inserirlo tra il Tarangire e il cratere del Ngorongoro, o aggiungere una notte per il mercato del giovedì. Diteci quando partite e lo costruiamo insieme. Per un’idea di partenza, il nostro safari dedicato alle culture locali lo include già, con giro in bicicletta e pranzo tipico.

Gianluca Donati

Gianluca Donati

Gianluca Donati – Co-fondatore e organizzatore di Safari AvventuraGianluca Donati è l’organizzatore e responsabile marketing di Safari Avventura, un tour operator locale specializzato in safari in Tanzania, Zanzibar e Uganda. Nato da una profonda passione per la natura africana e l’ospitalità locale, Gianluca ha cofondato l’agenzia insieme alla guida esperta Francis, conosciuta durante un safari.Da allora ha dedicato oltre un decennio a perfezionare itinerari autentici, etici e profondamente legati alla fauna, alle culture e ai paesaggi della Tanzania. La sua esperienza abbraccia l’organizzazione di oltre 30 diversi percorsi nei principali parchi nazionali e riserve, oltre alla promozione di safari responsabili certificati da TanzaniaTourism. Gianluca unisce la conoscenza diretta del territorio a un’attenzione costante per il cliente, diventando un punto di riferimento per i viaggiatori italiani alla scoperta della vera essenza dell’Africa.

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