I Big Five sono cinque animali africani: leone, leopardo, elefante, bufalo e rinoceronte. Non sono i cinque animali più grandi del continente: l’ippopotamo e la giraffa superano di molto il leopardo. Il nome viene dai cacciatori di grossa selvaggina dell’epoca coloniale, che chiamavano così i cinque animali più difficili e pericolosi da affrontare a piedi. Oggi le stesse parole indicano il sogno fotografico di chiunque parta per un safari, e la Tanzania è uno dei paesi migliori per realizzarlo. Nel cratere del Ngorongoro si possono vedere tutti e cinque nella stessa giornata.
| Animale | Nome scientifico | Peso adulto | Stato (Lista Rossa IUCN) | Dove vederlo meglio in Tanzania |
|---|---|---|---|---|
| Leone | Panthera leo | Femmine 110–180 kg, maschi 150–250 kg | Vulnerabile | Serengeti, Ngorongoro |
| Leopardo | Panthera pardus | Femmine 20–40 kg, maschi 30–90 kg | Vulnerabile | Serengeti centrale (Seronera), Tarangire |
| Elefante africano di savana | Loxodonta africana | Femmine circa 3.000 kg, maschi fino a 6.000 kg | In pericolo | Tarangire, Ruaha, Nyerere (Selous) |
| Bufalo africano | Syncerus caffer | Fino a 800–900 kg | Quasi minacciato | Ovunque nei parchi del nord, Ngorongoro |
| Rinoceronte nero | Diceros bicornis | 800–1.400 kg | In pericolo critico | Cratere del Ngorongoro, Serengeti (zona di Moru) |
Perché si chiamano Big Five: un nome nato dalla caccia
L’espressione si diffonde tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento nei racconti dei cacciatori europei e americani in Africa orientale e australe. Non si sa con certezza chi l’abbia usata per primo. Si sa però che cosa indicava: le prede più temute, quelle che ferite potevano caricare, nascondersi o tornare indietro, e che quindi mettevano davvero in pericolo il cacciatore. Collezionarle tutte e cinque era un trofeo di prestigio.
Per decenni la caccia sportiva, legale ma praticata senza limiti, e poi il bracconaggio per avorio e corno hanno ridotto drasticamente queste specie. Oggi la sigla ha cambiato senso: dai fucili si è passati agli obiettivi delle macchine fotografiche. In Tanzania la caccia ai trofei esiste ancora in alcune riserve e concessioni separate dai parchi nazionali. Nei parchi, invece, gli animali si “catturano” solo con la fotografia. Per scegliere l’attrezzatura c’è la nostra guida alla macchina fotografica da safari.
I cinque grandi, uno per uno
L’elefante africano: il gigante dei baobab

È il più grande animale terrestre del pianeta. Un maschio adulto può superare i 3,5 metri al garrese e le 6 tonnellate. Vive in gruppi familiari guidati dalla femmina più anziana, la matriarca, che ricorda per decenni la posizione delle fonti d’acqua. Ogni giorno mangia oltre 150 kg di vegetali e beve fino a 200 litri d’acqua.
Nel 2021 l’IUCN ha distinto l’elefante di savana da quello di foresta e ha classificato il primo come “in pericolo”. In Tanzania il bracconaggio per l’avorio ha colpito duramente soprattutto il sud negli anni Duemila. Da allora la popolazione è in ripresa. Il posto migliore per vederlo è il parco del Tarangire, dove nella stagione secca, tra luglio e ottobre, centinaia di elefanti si concentrano lungo il fiume all’ombra dei baobab.
Il leone: il re che dorme venti ore al giorno

È il secondo felino più grande del mondo, dopo la tigre, ed è l’unico che vive in branco. I gruppi sono formati da femmine imparentate e dai loro piccoli, con uno o più maschi che li difendono. A cacciare sono soprattutto le femmine, che lavorano in squadra per abbattere gnu, zebre e perfino bufali. Il leone resta inattivo fino a 20 ore al giorno, per questo durante il safari lo si vede spesso sdraiato all’ombra.
La Tanzania ospita una delle popolazioni di leoni più numerose dell’Africa, con migliaia di esemplari solo nell’ecosistema del Serengeti. I leoni dell’Africa orientale, a volte chiamati “leoni masai”, appartengono alla sottospecie Panthera leo melanochaita, che comprende anche quelli dell’Africa australe. Comportamento, criniera e sfide tra maschi sono raccontati nella nostra scheda sul leone africano.
Il leopardo: il più difficile da trovare

È solitario, notturno e maestro del mimetismo, ed è quasi sempre l’ultimo dei cinque a comparire. È anche il più adattabile dei grandi felini: vive dalle foreste alle savane semidesertiche. Ha una forza enorme in rapporto alla taglia. Un maschio di 60–70 kg è capace di trascinare sugli alberi una preda pesante quanto lui, per sottrarla a leoni e iene. Per trovarlo bisogna guardare i rami orizzontali delle acacie e dei sausage tree (alberi delle salsicce) lungo i fiumi. Nella valle del Seronera, nel cuore del Serengeti, gli avvistamenti sono più frequenti che altrove.
La “pantera nera” non è una specie a sé, ma un leopardo con il manto scuro per melanismo, una condizione genetica. In Africa è rarissima: le macchie restano visibili in controluce. Non va confuso con il ghepardo, che ha macchie piene invece delle rosette, e le caratteristiche “lacrime” nere sotto gli occhi. Il ghepardo, infatti, non fa parte dei Big Five.
Il bufalo africano: la “morte nera” della savana

Sembra una mucca massiccia e tranquilla, ma è tra gli animali più temuti dalle guide. Il bufalo africano, o bufalo del Capo, vive in mandrie che nel Serengeti possono contare centinaia di capi. Davanti ai leoni la mandria fa quadrato e contrattacca, e non di rado i predatori rinunciano. Il vero pericolo sono i vecchi maschi solitari, irritabili e imprevedibili, che i cacciatori chiamavano black death, “morte nera”. Le corna dei maschi si fondono alla base in uno scudo osseo, il boss.
È il più facile da vedere dei cinque, e spesso si incontra già nella prima ora di safari. Nella conca del cratere del Ngorongoro pascola a pochi metri dalle jeep.
Il rinoceronte nero: un sopravvissuto

Nella lista dei cacciatori figurava semplicemente “il rinoceronte”. In Tanzania vive solo il rinoceronte nero, con la sottospecie orientale Diceros bicornis michaeli. Nonostante il nome non è nero, ma grigio come il “bianco”. La differenza tra i due è la bocca:
- il rinoceronte nero ha un labbro superiore appuntito e prensile, adatto a strappare foglie e rami di arbusti;
- il rinoceronte bianco ha un muso largo e piatto per brucare l’erba, e vive soprattutto in Sudafrica.
Il rinoceronte nero è più piccolo e solitario del bianco, e ha fama di essere nervoso, perché vede male e carica ciò che non riconosce. Negli anni Novanta il bracconaggio per il corno ne aveva ridotto la popolazione mondiale a meno di 2.500 esemplari. Oggi, grazie alla protezione armata e ai programmi di reintroduzione, sono circa 6.500, ma la specie resta “in pericolo critico”. In Tanzania sono poche centinaia. Il cratere del Ngorongoro è il posto dove è più probabile vederli, di solito a distanza, nelle radure aperte del fondo della caldera. Storia, numeri e progetti di tutela sono nella nostra pagina dedicata al rinoceronte nero.
Dove vedere i Big Five in Tanzania
Nessun parco garantisce gli avvistamenti, perché la natura non segue un programma. Alcuni, però, offrono probabilità molto diverse:
- Cratere del Ngorongoro. È il posto più vicino a una certezza. Su circa 260 km² di fondo della caldera vivono tutti e cinque. Il leopardo è il più difficile, perché frequenta soprattutto le foreste sul bordo del cratere.
- Serengeti. Leoni, leopardi, elefanti e bufali si vedono quasi sempre in due o tre giorni. Il rinoceronte è raro e va cercato nella zona dei kopjes di Moru.
- Tarangire e lago Manyara. Sono eccellenti per elefanti, bufali e leoni. I leoni del Manyara sono famosi perché a volte salgono sugli alberi. Il rinoceronte qui non c’è.
- Ruaha e Nyerere (Selous). Hanno grandi popolazioni di elefanti, leoni e bufali, con molti meno visitatori. I rinoceronti ci sono, ma sono rarissimi da avvistare.
La combinazione più efficace è quindi il circuito nord: Tarangire, Serengeti e Ngorongoro in 5–7 giorni. È anche il percorso della Grande Migrazione, che aggiunge gnu e zebre a centinaia di migliaia e i predatori che li seguono. Un panorama completo delle aree protette è nella nostra guida ai parchi nazionali della Tanzania.
Oltre i cinque: Big Seven, Little Five e gli altri “elenchi”
Big Seven. L’Addo Elephant National Park, in Sudafrica, si presenta come l’unico parco dove vivono i Big Five più la balena franca australe e lo squalo bianco, grazie alla sua area marina. Non è un elenco di caccia, ma un’idea nata per il turismo.
Little Five. Sono cinque animali minuscoli il cui nome inglese richiama i cinque grandi:
- il toporagno elefante (elephant shrew);
- il formicaleone (ant lion);
- la tartaruga leopardo (leopard tortoise);
- il tessitore bufalo (buffalo weaver), un uccello;
- lo scarabeo rinoceronte (rhino beetle).
Cercarli è un gioco divertente con i bambini durante le soste.
Gli altri grandi. Molte guide ricordano che gli animali più spettacolari di un safari non sono tutti nell’elenco:
- il ghepardo che sfreccia nelle pianure;
- il licaone, raro e affascinante;
- l’ippopotamo, il grande mammifero che causa più incidenti con l’uomo in Africa;
- la giraffa;
- antilopi come il cudù maggiore, con le sue corna a spirale.
Domande frequenti sui Big Five
Quali sono i Big Five?
I Big Five sono il leone, il leopardo, l’elefante africano, il bufalo africano e il rinoceronte. In Tanzania il rinoceronte presente è il rinoceronte nero.
Perché si chiamano Big Five?
Il nome viene dai cacciatori di grossa selvaggina dell’epoca coloniale. Indicava i cinque animali più difficili e pericolosi da cacciare a piedi, non i cinque più grandi: l’ippopotamo e la giraffa, per esempio, sono più grandi del leopardo.
Dove si possono vedere i Big Five in Tanzania?
Il posto migliore è il cratere del Ngorongoro, dove vivono tutti e cinque e dove è possibile vederli nella stessa giornata. Un safari che unisce Ngorongoro, Serengeti e Tarangire offre ottime probabilità di avvistarli tutti.
Qual è il più difficile da vedere dei Big Five?
Il leopardo è in genere il più difficile da avvistare, perché è solitario, attivo soprattutto di notte e molto mimetico. In Tanzania anche il rinoceronte nero è raro, ma nel cratere del Ngorongoro si vede con buona frequenza.
Il ghepardo fa parte dei Big Five?
No, il ghepardo non fa parte dei Big Five. Il felino maculato dell’elenco è il leopardo, che si riconosce dalle macchie a rosetta e dall’assenza delle strisce nere che il ghepardo ha sotto gli occhi.
Qual è il periodo migliore per vedere i Big Five?
La stagione secca, da giugno a ottobre, è la più favorevole: l’erba è bassa e gli animali si concentrano vicino all’acqua. Nel cratere del Ngorongoro, però, gli avvistamenti sono buoni tutto l’anno.
Spuntare tutti e cinque i nomi dalla lista è una soddisfazione, ma il ricordo più forte sarà probabilmente il modo in cui li avete incontrati: un elefante che attraversa la pista, un leopardo che si stira su un ramo al tramonto. Le nostre guide di Arusha sanno dove cercarli in ogni stagione. Dateci le vostre date con un messaggio e vi diremo quali parchi offrono più chance in quel periodo. Oppure partite da un itinerario già collaudato come il Safari Kudu e modellatelo sulle vostre esigenze.

Una risposta
mi è stato molto utile grazie