Lago Natron: lo scorcio incontaminato della Tanzania

Lago Natron

Il Lago Natron, con il vicino vulcano Ol Doinyo Lengai, è un luogo incontaminato, aspro e particolarmente affascinante, e permette escursioni fuori dai circuiti più turistico.
Si tratta di un lago alcalino lungo 60 km, che si trova a nord-est della Ngorongoro Conservation Area, caratterizzato da sfumature che variano dal bianco al rosa e al marrone, in base ai periodi dell’anno. Anche le sue dimensioni, come il colore, variano molto nell’arco dell’anno e durante la stagione secca le sue acque si ritirano talmente tanto da lasciare scoperte grandi superfici di terreno ricoperte da una spessa crosta salina. Questo perchè le acque del lago Natron sono formate da alcune sorgenti sotterranee ad altissimo grado di salinità provenienti dall’Ol Doinyo Lengai, e dalle scarse piogge che non raggiungono i 400 mm annui e sono insufficienti a compensare l’alta evaporazione dovuta al calore. L’eccessiva salinità del lago comporta l’impossibilità di vita per buona parte delle specie animali, ad eccezione dei fenicotteri rosa minori (lesser flamingo) che ogni anno, nei mesi tra agosto e ottobre, qui si radunano in immensi stormi (se ne contano circa 2,5 milioni) e nidificano. Il lago è il loro habitat ideale sia perchè i loro nidi sono al sicuro da qualsiasi predatore impossibilitato a raggiungerli sulle distese di sale e fango che raggiungono i 50°, sia per l’elevata presenza dell’alga spirulina di cui si nutrono e che gli conferisce il caratteristico colore.

mappa Lago natron

mappa Lago natron

Poco prima di raggiungere il lago, sulla sinistra si potrà ammirare il perfetto cono del vulcano Ol Doinyo Lengai, la ‘Montagna di Dio’ sacra ai Masai, che si arrampicano sulle sue pendici per portare offerte e propiziarsi i favori della divinità che abita il vulcano. L’Ol Doinyo Lengai è l’unico vulcano attivo tra i molti che si trovano in questa fascia della Rift Valley ed è molto particolare, quasi unico nel suo genere. E’ infatti l’unico vulcano al mondo che erutta carbonatite di sodio, una lava molto fluida che raggiunge temperature nettamente più basse (circa 500° C) rispetto agli oltre 1.100°C delle normali lave basaltiche. La carbonatite di sodio, non incandescente di giorno, si presenta di colore nero subito dopo la fuoriuscita e diventa velocemente bianca per reazione chimica al contatto con l’acqua piovana, trasformandosi in una luccicante e soffice polvere, dando quasi l’immagine di un cratere ricoperto di neve. Solo di notte la lava eruttata si tinge di rosso richiamando l’immagine classica di un vulcano in eruzione. Il vulcano si innalza fino a 2890 m sopra la piatta superficie salina del lago Natron, e può essere scalato per circa 1.000 m di dislivello che separano il punto dove si lascia l’auto dalla vetta. La salita richiede da un minimo di 4 ore in su, a seconda del proprio grado di allenamento, ed è abbastanza impegnativa nel tratto finale per la particolare pendenza.

Una volta raggiunta la vetta però, potrete vivere un’esperienza emozionante e varrà la pena anche passare una notte accampati nel cratere per avere maggiori probabilità di assistere ad un’eruzione e godere delle immagini notturne di lava incandescente. Discesi dal vulcano, poco prima di arrivare sulle rive meridionali del lago Natron, si incontrano le gole di Ngara Sero, molto belle, dove è anche possibile farsi un bagno refrigerante.
Il percorso che sale verso nord-ovest fino a Klein’s Gate che segna l’ingresso nord-orientale del Parco Nazionale del Serengeti attraversa diversi villaggi di Masai, particolarmente interessanti da visitare per chi voglia vedere la vita di un vero villaggio Masai e non uno costruito ad uso e consumo dei turisti come a Ngorongoro. Risalendo la scarpata della Rift Valley su un terreno di grandi pietraie intercalato da crepacci, si arriva a Loliondo, un luogo con una vegetazione lussureggiante in contrasto con l’aridità dei territori circostanti. La zona attorno a Loliondo è particolarmente interessante nel periodo tra ottobre e dicembre, quando vi transitano buona parte degli erbivori che partecipano alla grande migrazione in marcia verso le pianure meridionali del Serengeti.





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