Pochi paesi hanno una storia lunga come la Tanzania. Qui, nella gola di Olduvai e a Laetoli, sono stati trovati alcuni dei fossili e delle tracce più antiche dei nostri antenati; sulla costa, per oltre mille anni, città commerciali swahili hanno scambiato oro, avorio e spezie con l’Arabia, la Persia e l’India; poi sono arrivati i portoghesi, il sultanato dell’Oman, i coloni tedeschi e l’amministrazione britannica, fino all’indipendenza del 1961 e alla nascita della Tanzania nel 1964.
Conoscere questa storia rende il viaggio più ricco: molti dei luoghi che si visitano durante un safari o un soggiorno a Zanzibar ne sono testimoni diretti. In fondo all’articolo trovi una cronologia essenziale e i luoghi in cui incontrarla di persona.
La culla dell’umanità: Olduvai e Laetoli
Nel nord del paese, tra il cratere di Ngorongoro e il Serengeti, si trova la gola di Olduvai, uno dei siti paleoantropologici più importanti al mondo. A partire dagli anni Trenta Louis e Mary Leakey vi condussero scavi che portarono alla luce strumenti di pietra e fossili di ominidi vecchi fino a quasi due milioni di anni, tra cui il celebre cranio di Paranthropus boisei scoperto da Mary Leakey nel 1959 e i resti di Homo habilis.
Poco più a sud, a Laetoli, nel 1978 l’équipe di Mary Leakey scoprì una serie di impronte lasciate nella cenere vulcanica da ominidi che camminavano in posizione eretta circa 3,6 milioni di anni fa, attribuite ad Australopithecus afarensis. Sono tra le prove più antiche del bipedismo.
Oggi Olduvai si visita facilmente durante un safari, perché si trova lungo la strada tra Ngorongoro e il Serengeti, nell’Area di conservazione di Ngorongoro: un piccolo museo sul bordo della gola racconta gli scavi e le scoperte.
I primi popoli
Per decine di migliaia di anni il territorio dell’attuale Tanzania fu abitato da gruppi di cacciatori e raccoglitori. Tra i loro discendenti ci sono probabilmente gli Hadzabe del lago Eyasi e i Sandawe, le cui lingue con suoni “a clic” sono tra le più particolari dell’Africa. A partire da alcune migliaia di anni fa arrivarono da nord popolazioni di lingua cuscitica, che portarono pastorizia e agricoltura; intorno all’inizio dell’era cristiana si diffusero i popoli di lingua bantu, agricoltori capaci di lavorare il ferro, che oggi rappresentano la grande maggioranza della popolazione. Più tardi giunsero anche pastori di lingua nilotica, tra cui gli antenati dei Masai.
Questa varietà si vede ancora oggi: in Tanzania vivono oltre cento gruppi etnici, uniti dallo swahili come lingua comune. Durante un safari è possibile incontrare gli Hadzabe e i Datoga al lago Eyasi e le comunità masai nella zona di Ngorongoro.
La costa swahili e il commercio nell’Oceano Indiano
Già nel I secolo d.C. un manuale per naviganti scritto in greco, il Periplo del Mare Eritreo, descrive la costa dell’Africa orientale e un emporio chiamato Rhapta, la cui posizione esatta resta incerta ma che probabilmente si trovava sulla costa dell’attuale Tanzania. Il testo racconta di mercanti arabi che conoscevano la lingua locale e si sposavano con donne del posto.
Nei secoli successivi, grazie ai monsoni che permettevano di attraversare l’Oceano Indiano in entrambe le direzioni, la costa divenne parte di una grande rete commerciale con l’Arabia, il Golfo Persico, l’India e perfino la Cina. Dall’incontro tra le comunità bantu della costa e i mercanti musulmani nacquero la cultura e la lingua swahili: una lingua bantu ricca di parole arabe, e una civiltà urbana e islamica fatta di città costruite in pietra corallina.
La più potente fu Kilwa Kisiwani, che tra il XIII e il XV secolo controllava il commercio dell’oro proveniente dall’interno del continente. Il viaggiatore marocchino Ibn Battuta, che la visitò nel 1331, la descrisse come una delle città più belle e meglio costruite che avesse visto. Le rovine di Kilwa Kisiwani e della vicina Songo Mnara sono oggi Patrimonio dell’umanità UNESCO.
Portoghesi e sultanato dell’Oman
Nel 1498 Vasco da Gama risalì la costa dell’Africa orientale durante il suo viaggio verso l’India. Nei decenni seguenti i portoghesi attaccarono e saccheggiarono le città swahili, Kilwa compresa, e imposero il loro controllo sui commerci della costa, senza però riuscire a dominare davvero l’entroterra.
Il loro potere declinò nel Seicento, quando le città della costa chiesero aiuto al sultanato dell’Oman. Nel 1698 gli omaniti conquistarono Forte Gesù a Mombasa, la principale roccaforte portoghese della regione, e da allora estesero la loro influenza su tutta la costa. Nel 1840 il sultano Sayyid Said trasferì la propria capitale da Mascate a Zanzibar, che divenne il centro di un impero commerciale. Alla sua morte, nel 1856, il regno si divise e Zanzibar diventò un sultanato autonomo, guidato dal figlio Majid bin Said.
Sotto i sultani Zanzibar si arricchì grazie a due commerci: i chiodi di garofano, coltivati nelle piantagioni dell’isola e di Pemba, e gli schiavi, catturati nell’interno del continente e portati sulla costa lungo le rotte carovaniere che partivano da Bagamoyo e arrivavano fino al lago Tanganica. Il mercato degli schiavi di Zanzibar fu chiuso nel 1873, sotto la pressione britannica; sul luogo oggi sorgono la cattedrale anglicana e un memoriale, che si visitano a Stone Town. Per scoprire l’isola c’è la nostra scheda sull’arcipelago di Zanzibar.
Gli esploratori europei
L’interno del paese fu esplorato dagli europei solo a metà dell’Ottocento. Nel 1848 il missionario tedesco Johannes Rebmann fu il primo europeo a descrivere il Kilimanjaro, e in Europa molti non credettero alla sua notizia di una montagna innevata vicino all’equatore. Negli anni successivi Richard Burton e John Hanning Speke raggiunsero il lago Tanganica e il lago Vittoria, cercando le sorgenti del Nilo.
Lo scozzese David Livingstone partì da Zanzibar nel 1866 per la sua ultima spedizione e per anni non si ebbero sue notizie, finché nel novembre 1871 il giornalista Henry Morton Stanley lo ritrovò a Ujiji, sulle rive del lago Tanganica. A Stone Town si può ancora vedere la casa in cui Livingstone soggiornò prima di partire.
L’Africa Orientale Tedesca
Nel 1884 l’avventuriero tedesco Carl Peters fece firmare a diversi capi dell’interno trattati che il governo tedesco usò l’anno dopo per dichiarare un protettorato. Nacque così l’Africa Orientale Tedesca, che comprendeva l’attuale Tanzania continentale, il Ruanda e il Burundi, mentre Zanzibar passò nel 1890 sotto protettorato britannico.
La conquista incontrò una forte resistenza. Sulla costa scoppiò nel 1888 la rivolta guidata da Abushiri; nell’interno il capo degli Hehe, Mkwawa, combatté i tedeschi per anni, fino alla morte nel 1898. I tedeschi costruirono ferrovie, strade e piantagioni, ma con lavoro forzato e tasse imposte alla popolazione.
Fu proprio l’obbligo di coltivare cotone per l’amministrazione coloniale a scatenare, nel 1905, la rivolta Maji Maji, iniziata tra i Matumbi della regione del fiume Rufiji e presto estesa a gran parte del sud del paese. I ribelli credevano che un’acqua sacra (maji in swahili) li avrebbe resi immuni ai proiettili. La repressione tedesca, durata fino al 1907, fu durissima e comprese la distruzione deliberata di villaggi e raccolti: tra combattimenti e carestia morirono, secondo le stime, tra 75.000 e 300.000 persone. La rivolta è considerata una delle prime grandi resistenze unitarie contro il colonialismo nell’Africa orientale.
La Prima guerra mondiale
Durante la Prima guerra mondiale l’Africa orientale fu un fronte di guerra vero e proprio. Le truppe tedesche, guidate dal generale Paul von Lettow-Vorbeck e composte in gran parte da soldati africani (gli askari), sconfissero gli inglesi nella battaglia di Tanga nel novembre 1914 e condussero per quattro anni una guerriglia contro forze molto più numerose. I britannici occuparono l’isola di Mafia nel 1915 e Dar es Salaam nel 1916; Lettow-Vorbeck si arrese solo nel novembre 1918, dopo la fine della guerra in Europa.
Il prezzo più alto lo pagò la popolazione africana: centinaia di migliaia di persone furono costrette a lavorare come portatori per gli eserciti, e la guerra portò carestie ed epidemie in molte zone del paese.
Il Tanganica sotto amministrazione britannica
Dopo la guerra la parte principale della colonia tedesca fu affidata al Regno Unito, prima di fatto e poi con un mandato della Società delle Nazioni, con il nome di Territorio del Tanganica; il Ruanda e il Burundi passarono invece al Belgio. I britannici governarono attraverso i capi locali, il cosiddetto governo indiretto, e proseguirono i lavori pubblici, tra cui le ferrovie tra Tabora e Mwanza (1928) e tra Moshi e Arusha (1929). Dopo la Seconda guerra mondiale il Tanganica divenne un territorio in amministrazione fiduciaria delle Nazioni Unite, sempre sotto il governo britannico.
Nyerere e l’indipendenza
Nel 1954 l’insegnante Julius Nyerere, tra i primi tanganicani laureati all’estero, all’Università di Edimburgo, fondò la TANU (Tanganyika African National Union), che guidò il paese verso l’indipendenza in modo pacifico. Il 9 dicembre 1961 il Tanganica divenne indipendente con Nyerere primo ministro; l’anno dopo divenne una repubblica e Nyerere il suo primo presidente.
Zanzibar ottenne l’indipendenza nel dicembre 1963 come monarchia costituzionale guidata dal sultano, ma nel gennaio 1964 una violenta rivoluzione rovesciò il sultanato. Pochi mesi dopo, il 26 aprile 1964, Tanganica e Zanzibar si unirono in un unico stato, che nell’ottobre dello stesso anno prese il nome di Repubblica Unita di Tanzania. Zanzibar conserva ancora oggi un proprio governo e un’ampia autonomia.
Ujamaa e la guerra con l’Uganda
Con la Dichiarazione di Arusha del 1967 Nyerere avviò un progetto di socialismo africano, chiamato ujamaa (“comunità familiare”), basato su villaggi collettivi e nazionalizzazioni. Il programma non riuscì sul piano economico, ma la politica di Nyerere ebbe successo nel costruire un’identità nazionale comune, con lo swahili come lingua di tutti, che ha reso la Tanzania uno dei paesi più stabili della regione. Nel 1977 la TANU e il partito di Zanzibar si fusero nel Chama Cha Mapinduzi (CCM), che governa il paese ininterrottamente da allora.
Alla fine del 1978 le truppe del dittatore ugandese Idi Amin invasero la regione di Kagera, nel nord-ovest del paese. La Tanzania respinse l’attacco e passò al contrattacco insieme agli esuli ugandesi: l’11 aprile 1979 fu presa Kampala e Amin fuggì all’estero.
La Tanzania di oggi
Nel 1985 Nyerere lasciò volontariamente la presidenza ad Ali Hassan Mwinyi, restando alla guida del partito fino al 1990. Sotto Mwinyi il paese aprì l’economia al mercato e nel 1992 introdusse il multipartitismo; le prime elezioni pluripartitiche, nel 1995, furono vinte dal CCM con Benjamin Mkapa. Sono seguite le presidenze di Jakaya Kikwete e di John Magufuli, morto in carica nel 2021, a cui è subentrata la vicepresidente Samia Suluhu Hassan, prima donna presidente del paese. Nell’ottobre 2025 è stata rieletta con oltre il 97% dei voti secondo i risultati ufficiali, in un voto contestato dall’opposizione e seguito da proteste. Nel frattempo la capitale ufficiale si è spostata da Dar es Salaam a Dodoma, dove oggi si trovano parlamento e ministeri, mentre Dar es Salaam resta il centro economico del paese.
Cronologia essenziale
| Data | Evento |
|---|---|
| 3,6 milioni di anni fa | Impronte di ominidi a Laetoli |
| circa 1,8 milioni di anni fa | Fossili e strumenti più antichi di Olduvai |
| I secolo d.C. | Il Periplo del Mare Eritreo descrive l’emporio di Rhapta |
| XIII–XV secolo | Apogeo di Kilwa Kisiwani e delle città swahili |
| 1498 | Vasco da Gama lungo la costa dell’Africa orientale |
| 1698 | L’Oman conquista Forte Gesù e caccia i portoghesi dalla costa |
| 1840 | Il sultano dell’Oman sposta la capitale a Zanzibar |
| 1873 | Chiusura del mercato degli schiavi di Zanzibar |
| 1885 | Nasce l’Africa Orientale Tedesca |
| 1905–1907 | Rivolta Maji Maji |
| 1914–1918 | Prima guerra mondiale in Africa orientale |
| 1920–1922 | Nasce il Territorio del Tanganica sotto amministrazione britannica |
| 1954 | Julius Nyerere fonda la TANU |
| 9 dicembre 1961 | Indipendenza del Tanganica |
| 26 aprile 1964 | Unione di Tanganica e Zanzibar: nasce la Tanzania |
| 1967 | Dichiarazione di Arusha |
| 1978–1979 | Guerra con l’Uganda di Idi Amin |
| 1995 | Prime elezioni multipartitiche |
| 2021 | Samia Suluhu Hassan prima donna presidente |
Dove incontrare la storia durante il viaggio
- Gola di Olduvai: sosta con museo tra Ngorongoro e il Serengeti, inclusa in molti itinerari nei parchi del nord.
- Stone Town, Zanzibar: il centro storico UNESCO, con il memoriale degli schiavi, la casa di Livingstone e i palazzi dei sultani. Si abbina facilmente a un safari con i nostri pacchetti Tanzania e Zanzibar.
- Kilwa Kisiwani: le rovine della più grande città swahili medievale, sulla costa meridionale, tra le isole della Tanzania.
- Lago Eyasi: l’incontro con gli Hadzabe, uno degli ultimi popoli di cacciatori e raccoglitori dell’Africa.
- Dar es Salaam: il Museo nazionale, con reperti di Olduvai e sale sulla storia coloniale e sull’indipendenza.
Per scoprire quali di questi luoghi inserire nel tuo itinerario, guarda la nostra guida a cosa vedere in Tanzania o scrivici: costruiamo il viaggio intorno a ciò che ti interessa.
