Le tribù del Lago Eyasi: Hadzabe e Datoga

Data di pubblicazione
29 Gennaio 2018

Ai piedi della scarpata di Eyasi, a un paio d’ore dal cratere del Ngorongoro, vivono due popoli che non potrebbero essere più diversi:

  • gli Hadzabe, tra gli ultimi cacciatori-raccoglitori dell’Africa, che ancora oggi si procurano gran parte del cibo con arco, frecce e miele selvatico;
  • i Datoga, pastori di origine nilotica, famosi come fabbri.

Visitarli è una delle esperienze più intense di un viaggio nel nord della Tanzania. È anche una delle più delicate: per questo va fatta con il giusto approccio.

Il lago Eyasi e il suo territorio

Il lago Eyasi è un lago salato e poco profondo, a circa 1.000 metri di quota, nel ramo orientale della Rift Valley. È stretto tra la scarpata di Eyasi a nord e i monti Kidero a sud. Nella stagione secca si restringe fino a diventare una distesa bianca di sale, mentre con le piogge si riempie e attira fenicotteri e pellicani.

Intorno ci sono boschi di acacie e baobab e il villaggio agricolo di Mang’ola, dove sorgenti calde irrigano vasti campi di cipolle. Oltre a Hadzabe e Datoga vivono qui contadini iraqw e di altre etnie.

Hadzabe e Datoga a confronto

Hadzabe Datoga
Modo di vivere Caccia e raccolta, spostamenti stagionali Pastorizia di bovini, capre e pecore, un po’ di agricoltura
Lingua Hadzane, con suoni a “schiocco” (clic). È una lingua isolata, senza parentele accertate con altre Datooga, una lingua nilotica
Abitazioni Ripari di rami ed erba, grotte e ripari di roccia Case basse di fango, sterco e rami, con recinti per il bestiame
Abilità Arco, tracciamento degli animali, raccolta del miele Lavorazione del ferro e del rame, concia delle pelli
Numero Circa 1.000–1.300 persone. Solo qualche centinaio vive ancora soprattutto di caccia e raccolta Decine di migliaia, sparsi tra le regioni di Manyara, Arusha e Singida

Gli Hadzabe: cacciatori-raccoglitori da millenni

Gli Hadzabe, o Hadza, vivono nell’area del lago Eyasi da migliaia di anni. Gli studi genetici indicano che discendono da uno dei lignaggi più antichi dell’umanità. A volte vengono chiamati “boscimani”, ma in modo improprio: con questo nome si indicano i San del Kalahari, un popolo diverso che vive a migliaia di chilometri di distanza. Hadzabe e San hanno in comune soltanto lo stile di vita e l’uso dei clic nella lingua.

Come vivono

Vivono in piccoli gruppi di 20–30 persone, senza capi con poteri formali e con una forte tendenza alla condivisione. I gruppi si spostano più volte l’anno, seguendo l’acqua, la selvaggina e la frutta. I compiti sono divisi così:

  • gli uomini cacciano con archi e frecce fatti a mano, a volte con punte avvelenate, e raccolgono il miele selvatico;
  • le donne raccolgono tuberi, bacche e i frutti del baobab, che sono una parte fondamentale della dieta.

Una delle loro abilità più affascinanti è il rapporto con l’indicatore golanera, un uccello che guida gli uomini fino agli alveari. I cacciatori lo chiamano con un fischio particolare. Una volta aperto l’alveare, all’uccello resta la cera. È uno dei rari esempi documentati di collaborazione tra uomini e animali selvatici.

Un territorio che si restringe

Negli ultimi decenni gran parte delle terre degli Hadzabe è stata occupata da campi agricoli e pascoli, e la selvaggina è diminuita. Oggi molti Hadzabe vivono una vita mista: in parte cacciano e raccolgono, in parte lavorano, vanno a scuola o ricevono aiuti. Negli anni Duemila alcune comunità hanno ottenuto il riconoscimento formale dei diritti consuetudinari su oltre 20.000 ettari di terra. Da qualche anno ricevono anche compensi da un progetto che vende crediti di carbonio per la tutela delle loro foreste. Il turismo responsabile è un’altra fonte di reddito importante.

I Datoga: pastori e fabbri

I Datoga, chiamati anche Tatoga, parlano una lingua nilotica. I loro antenati arrivarono secoli fa dalle regioni dell’attuale Sudan del Sud. Tra i gruppi Datoga il più conosciuto è quello dei Barabaig. Sono pastori: il bestiame è al centro della loro economia e della loro vita sociale, come per i Masai, con cui in passato si sono contesi i pascoli.

Sono famosi soprattutto come fabbri. Fondono ottone, rame e ferro di recupero per farne:

  • punte di freccia, che scambiano con gli Hadzabe;
  • lance e coltelli;
  • bracciali e ornamenti.

Le donne indossano gonne in pelle conciata decorate con perline. Alcune, soprattutto le più anziane, hanno intorno agli occhi i tradizionali segni decorativi a cerchio. Rispetto agli Hadzabe i Datoga sono più stanziali: vivono in nuclei familiari allargati, con case basse e recinti per il bestiame.

Come si svolge la visita

La visita si fa quasi sempre in una sola giornata, partendo all’alba da un alloggio sul lago o da Karatu. Una giornata tipo:

  1. All’alba, con gli Hadzabe. Si arriva all’accampamento verso le 6, quando gli uomini si preparano a uscire. Si assiste all’accensione del fuoco con i bastoncini e si prova a tirare con l’arco. Chi vuole segue i cacciatori per un paio d’ore nella boscaglia. Bisogna tenere presente che la caccia è reale: se ha successo, l’animale viene ucciso e cucinato sul posto.
  2. A metà mattina, con i Datoga. Si visita una famiglia e la sua casa e si assiste alla macinatura del mais a mano. Poi si guarda il fabbro al lavoro, mentre fonde il metallo con il mantice di pelle e lo batte.
  3. Nel pomeriggio. Si visitano i campi di cipolle di Mang’ola e le sorgenti, oppure si fa una passeggiata sulle rive del lago al tramonto.

La visita è sempre accompagnata da una guida locale che fa da interprete, perché pochi Hadzabe parlano bene lo swahili. Una parte del costo va direttamente alle comunità.

Visitare in modo rispettoso

Il turismo presso gli Hadzabe è discusso. Da un lato porta reddito a una comunità con poche alternative. Dall’altro rischia di trasformare la loro vita in uno spettacolo. Ecco alcuni comportamenti che fanno la differenza:

  • Scegliete operatori che lavorano con le comunità e versano loro una quota trasparente, non visite improvvisate.
  • Chiedete sempre il permesso prima di fotografare. Accettate un no e non fotografate i bambini senza il consenso degli adulti.
  • Non portate regali a caso, come caramelle o vestiti: creano dipendenza e conflitti. Se volete contribuire, chiedete alla guida, oppure comprate oggetti di artigianato.
  • Vestite in modo sobrio e seguite le indicazioni della guida, soprattutto durante la caccia.
  • Ricordate che non state visitando un “popolo fermo nel tempo”. Sono persone di oggi, che hanno scelto di mantenere un modo di vivere diverso dal nostro.

Informazioni pratiche

  • Come arrivare: da Karatu servono circa 1,5–2 ore su strada in parte sterrata. Da Arusha ci vogliono circa 4 ore.
  • Quando: tutto l’anno, ma la stagione secca, da giugno a ottobre, rende più facili le strade e gli spostamenti nella boscaglia. Nelle ore centrali fa molto caldo.
  • Cosa portare: scarpe chiuse, cappello, acqua, crema solare e abiti dai colori neutri. I dettagli sono nella nostra guida all’abbigliamento da safari.
  • Come inserirlo nel viaggio: l’Eyasi si abbina bene al cratere del Ngorongoro e al lago Manyara. Serve almeno una notte in zona. Lungo la strada si può fare tappa a Mto wa Mbu, il villaggio delle 120 etnie.

Domande frequenti sulle tribù del lago Eyasi

Chi sono gli Hadzabe?

Gli Hadzabe sono un popolo di cacciatori-raccoglitori che vive intorno al lago Eyasi, nel nord della Tanzania. Sono circa 1.000–1.300 persone, e solo alcune centinaia vivono ancora soprattutto di caccia e raccolta. Parlano l’hadzane, una lingua con suoni a schiocco.

Gli Hadzabe sono boscimani?

No. Il termine boscimani indica i San dell’Africa australe, un popolo diverso. Hadzabe e San hanno in comune lo stile di vita di cacciatori-raccoglitori e l’uso dei clic nella lingua, ma non sono lo stesso popolo.

Chi sono i Datoga?

I Datoga sono un popolo di pastori di lingua nilotica, i cui antenati arrivarono secoli fa dalle regioni dell’attuale Sudan del Sud. Sono famosi come fabbri: fondono metallo di recupero per fare punte di freccia, lance e gioielli.

Dove si trova il lago Eyasi?

Il lago Eyasi si trova nel nord della Tanzania, a sud-ovest del cratere del Ngorongoro, a circa 1,5–2 ore di strada da Karatu e circa 4 ore da Arusha.

Si può andare a caccia con gli Hadzabe?

Sì, durante la visita si possono accompagnare i cacciatori per un paio d’ore all’alba, seguendo le indicazioni della guida. È una caccia reale: se ha successo, l’animale viene ucciso e cucinato sul posto.

È etico visitare gli Hadzabe?

Può esserlo, se la visita è organizzata con le comunità, una parte del costo va direttamente a loro e i visitatori si comportano con rispetto, chiedendo il permesso prima di fotografare. Vanno evitate le visite improvvisate e i regali distribuiti a caso.

Il lago Eyasi è una tappa del nostro Safari Culture, pensato per chi vuole conoscere la Tanzania delle persone oltre a quella degli animali. Il settimo giorno è dedicato interamente agli Hadzabe e a un villaggio Datoga. Se preferite inserirla in un altro itinerario, chiedeteci come.

Gianluca Donati

Gianluca Donati

Gianluca Donati – Co-fondatore e organizzatore di Safari Avventura Gianluca Donati è l’organizzatore e responsabile marketing di Safari Avventura, un tour operator locale specializzato in safari in Tanzania, Zanzibar e Uganda. Nato da una profonda passione per la natura africana e l’ospitalità locale, Gianluca ha cofondato l’agenzia insieme alla guida esperta Francis, conosciuta durante un safari. Da allora ha dedicato oltre un decennio a perfezionare itinerari autentici, etici e profondamente legati alla fauna, alle culture e ai paesaggi della Tanzania. La sua esperienza abbraccia l’organizzazione di oltre 30 diversi percorsi nei principali parchi nazionali e riserve, oltre alla promozione di safari responsabili certificati da TanzaniaTourism. Gianluca unisce la conoscenza diretta del territorio a un’attenzione costante per il cliente, diventando un punto di riferimento per i viaggiatori italiani alla scoperta della vera essenza dell’Africa.

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